RIFUGIO ANTIATOMICO SPERIMENTALE

Il manufatto che stiamo per descrivere, negli anni ’90, era stato completamente smantellato dalla ditta incaricata per la dismissione
della fortificazione permanente, asportandone la cupola della postazione per mitragliatrice M4 (costruita in una fusione di acciaio ricotto al manganese del peso di circa 14 tonnellate e rivestita da un consistente strato di piombo per assorbire le radiazioni), le pesantissime porte corazzate antischegge che erano installate all’ingresso dell’accesso al piano -1 e il portello blindato dell’uscita di sicurezza, situata di fianco al fungo in cemento armato.

Dopo tale intervento, venne tutto interrato, ovviamente anche gli ingressi delle scale di accesso al bunker (1). Rimaneva visibile ed integro, solo il fungo in cemento armato.

Il manufatto era in carico per manutenzione e vigilanza al 1° Raggruppamento da Posizione, poi al 73° Reggimento di Fanter ia d’arresto “Lombardia” di Arzene.

Da una prima ricognizione effettuata il 16 giugno 2021, ci è apparsa una situazione di totale di abbandono, cumuli di terra con un piccolo boschetto ed erba altissima.

Effettuando dei sondaggi, si riesce ad individuare uno dei due ingressi interrato a 25 cm di profondità, poi dissotterrato. Abbiamo informato l’Agenzia del Demanio di Udine del ritrovamento e successivamente in presenza di loro rappresentanti abbiamo rimosso le saldature (3) con cui erano sigillati i portelli e ad accedere all’interno del rifugio.

Il locale sotto la postazione per mitragliatrice M4, si presentava completamente colmo di terra, acqua e molte radici degli alberi esterni.Constatato che l’interno del rifugio antiatomico era integro, si è deciso col Presidente di ANFA Alvidio Canevese, di iniziare l’iter onde acquisirlo in locazione dall’Agenzia del Demanio Civile di Udine.
Ottenuta l’autorizzazione, il 1°Luogotenente Francesco Miraglia ha dato la sua disponibilità a procedere alla bonifica e ristrutturazione del manufatto, insieme ad un piccolo gruppo di volontari, quando disponibili.
Dopo un anno di intenso e complicato lavoro dimostrando una pregevole manualità,il bunker è stato riportato quasi come all’origine.

STORIA DEL RIFUGIO ANTIATOMICO

Nel febbraio del 1959, lo Stato Maggiore dell’Esercito dispose l’elaborazione di un progetto relativo ad un rifugio antiatomico denominato “antinucleare”, nell’ambito della fortificazione permanente lungo le sponde del Fiume Tagliamento.

La realizzazione di questo manufatto aveva carattere sperimentale, sia per le modalità costruttive in elementi prefabbricati, sia per le modalità d’impiego come “rifugio antiatomico”, immediatamente dietro a un dispositivo difensivo, denominato “opera”, cioè un complesso di postazioni per cannone e mitragliatrice.

Nell’autunno del 1959, iniziarono i lavori per la realizzazione del ricovero che terminarono nell’estate del 1961. Nell’autunno dello stesso anno, veniva consegnato dalla Direzione Lavori del Genio Militare di Udine che ne aveva seguito la realizzazione, all’Ente utilizzatore che all’epoca era il 1° Raggruppamento da Posizione di stanza nella Caserma Tagliamento di Arzene, con il compito di vigilanza e relativa manutenzione.

Osservando con attenzione i primi disegni del rifugio, risulta non essere presente il fungo in cemento armato che vediamo nella foto (5). Questo fu realizzato dopo circa un anno, realizzando anche l’uscita di sicurezza (6), non prevista nel primo progetto e le condutture (7) per il rifornimento idrico interno. La cupola della postazione per mitragliatrice a quattro feritoie (8), incorporata nella struttura del rifugio, serviva a difesa del rifugio, in quanto era sprovvisto di una propria difesa ed è comunicante con i locali del bunker stesso (9) La cupola era collegata al circuito forzato di aereazione con la possibilità per il personale di collegare le proprie maschene anti-NBC ad esso. La cupola attuale è un simulacro con misure e colore pari all’originale dato che la stessa fu asportata dalla ditta che ha effettuato lo smantellamento. Entriamo ora nel ricovero. L’accesso al ricovero si effettua attraverso una doppia scala speculare che ci porta al piano -1, scala che ritroviamo con lo stesso schema in tutti i Posti Comando Opera(10).

Al piano -1 è presente una capiente cisterna per l’acqua di ca.5.000 lt. per alimentare le docce, il lavabo e i bagni interni (11).

Dal piano -1 si scende al piano -2 dopo aver superato due porte blindate (12) di notevole spessore con apertura/chiusura sequenziale con dei perni chiusura comandati da un sistema idraulico, dotato di sensori di posizione, in modo tale che si potesse aprire la porta interna solo dopo la chiusura di quella esterna e viceversa.

Così si sarebbe garantita l’asetticità del piano -2. Purtroppo le porte corazzate sono state asportate durante la dismissione (13), auspichiamo in futuro di posizionare due simulacri in sostituzione, Una scala a semichiocciola sempre di cemento armato porta al piano -2 (14). Alle due estremità del rifugio (sommergibile), sono ubicati i bagni, la doccia, il lavabo (15) ed previsti per l’igiene, la decontaminazione ed il controllo radiologico del personale che vi accedeva.

Con carattere di atipicità, rispetto allo schema dei ricoveri della fortificazione permanente, questo fu progettato, come vedasi dal disegno, a forma tubolare rettilinea (16) con elementi prefabbricati in calcestruzzo armato, formato da anelli di diametro di 230 cm. e 50 cm di spessore, del considerabile peso di circa 3.000 kg. cadauno, assemblati per una lunghezza complessiva di circa 14 metri, tali da permettere al ricovero una capienza “nominale” di 50 militari seduti.

Gli anelli in cemento armato assemblati, furono semplicemente posati su una culla cementizia, precedentemente realizzata, a 5,60 metri di profondità, in modo da ottenere un ricoprimento medio degli anelli con 240 cm. di terreno.

Il corpo del rifugio, lungo circa 14 metri, assomiglia a quello di un (sommergibile), di sezione cilindrica (16). Per semplificare chiameremo questo locale “il sommergibile”.

Ai lati delle pareti, sono visibili quattro supporti tubolari verticali, per stivaggio materiali e/o barelle, 28 panche in legno ribaltabili per lato (18), con supporti abbattibili, onde ottenere un piano traversale (19) da utilizzare come branda.

Come specificato, le pareti composte da elementi in cemento armato che compongono il rifugio, sono uniti mediante dei giunti orizzontali precaricati da molle (20) che avevano la funzione, oltre ad unire i moduli circolari, anche da smorzatori per ridurre gli effetti sismici provocati da esplosioni di qualsiasi genere.

Nel fungo in cemento armato, veniva introdotta e vi è ancora, sabbia e graniglia attraverso una botola sul tetto, a formare uno strato di circa un metro (21), allo scopo di consentire al sistema di filtraggio, ad assorbire le eventuali radiazioni, purificando così l’aria introdotta nel rifugio.

L’aria aspirata dall’esterno, per mezzo di una pompa pneumo – idraulica a doppio effetto (22), veniva immessa nelle condutture di aerazione del rifugio, incorporate in parte nel calcestruzzo.

Tra il tubo di aspirazione e la pompa era/è posizionata una valvola a sfera bypass, che deviava l’aria aspirata dal filtro a sabbia, se questa cominciava ad essere insana, ad essere ulteriormente filtrata attraverso un complesso filtrante (filtri HEPA e carboni attivi NBC).

Questo ricovero,è testimonianza di pregevole architettura militare dell’epoca nel contesto di questo territorio che tanto ha dato in un periodo storico importante e purtroppo dimenticato per molti anni.

Prenotare ai recapiti indicati alla pagina dei contatti.
Si chiede un minimo di 8/10 presenze per organizzare l’apertura. Con numeri superiori o inferiori si prega di contattare l’organizzazione. Non c’è ticket d’ingresso solo una libera offerta il cui ricavato va a totale copertura delle spese di gestione.